I politici, le banane e la tazzina del caffè
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Leggo (e ascolto) spesso delle domande al politico di turno così concepite: scusi onorevole ma quali sono i confini della Macedonia? E il politico non risponde o risponde sbagliando. Della qual cosa non ci importa assolutamente nulla. Quello che ci inquieta, invece, è quando il politico di turno, sempre interrogato (del resto fa parte del loro mestiere tentare di dare risposte) non sa dire quanto costa un chilo di pane, quanto costano sei uova, quanto costa un litro di latte, quanto costa una banana, quanto costa un caffè, quanto costa un litro di benzina e quanto costano tante altre belle cose che fanno parte della vita di tutti i giorni del cittadino che magari dà il voto a quei politici che non sanno rispondere a niente. Parlano, quei politici che vivono nel loro palazzotto d'avorio, di grandi temi, dei massimi sistemi, della benzina che non può costare meno perché il prezzo del petrolio..., della farina aumentata perché..., parlano di liberalizzazioni che sarebbero la panacea per abbassare i prezzi (ma quando mai? come dicono a Roma). Parlano, parlano, parlano ma continuano a non sapere quanto costa un chilo di pane, quanto costano sei uova. Ma fanno male a insistere nel non sapere, perché il cittadino che li vota, non ne può davvero più della loro ignoranza e dei loro falsi rimedi. Aspettano una risposta, e subito perché sono stanchi di dover sottostare a tutti gli aumenti possibili e immaginabili e ingiustificati mentre i salari (sette milioni di lavoratori aspettano il rinnovo del contratto) non aumentano. Sono stanchi, se i politici non lo sanno glielo diciamo noi, di trovare una tazzina di caffè che da un giorno ad un altro aumenta di dieci, ben dieci centesimi. Da ottanta a novanta in un giorno solo. Duecento lire, o quasi, in più per ogni caffè che un disperato qualsiasi può bere durante la giornata. Avete presente cosa vuol dire? Che da un giorno all'altro i proprietari di bar e affini guadagnano qualche miliardo (di lire) in più e i consumatori si ritrovano in tasca qualche miliardo (di lire) in meno. Il ministro Bersani ha in tasca la soluzione: la liberalizzazione. Sì va bene, ma se tutti i bar della zona (come è avvenuto nel nostro caso) si mettono d'accordo per far pagare il caffè novanta centesimi, cosa facciamo, aspettiamo che apra un bar a qualche chilometro di distanza per andare a prenderlo la mattina e pagarlo dieci centesimi di meno?
Quindi sarebbe meglio, signori politici, se cominciaste a informarvi di quanto costa la vita nel paese che pensate (o sperate in futuro) di governare e a porvi rimedio. Prima che sia troppo tardi. La rivolta del pane in questo paese c'è già stata. Si potrebbero aggiungere all'improvviso, anche quelle del latte, delle uova, del caffè. Delle banane. Che, del resto, sarebbe del tutto in sintonia col tipo di repubblica in cui ci ritroviamo a vivere. di Sandro Bugialli (Il quotidiano.net) |



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