IL MERIDIONE E L'ATAVICO PROBLEMA...
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Questione morale Ora lo scenario ,non meno intriso di putredine e di abominio, si sposta dal golfo all'entroterra campano, in quel di Ceppaloni che le cronache di questi ultimi tempi indicano come una specie di ultimo feudo assoluto in cui regna sovrano e potente come un mandarino don Clemente Mastella che ogni domenica nella sua reggia pretenziosa e un po' cafona si degna di ricevere i "clientes" che chiedono udienza per avere un posto: da direttore o da spazzino e nell'intera provincia di Benevento (l'ex Maleventum dei romani) non si fa nulla che Mastella non voglia. Indubbiamente il sacrificio è enorme. Ma era l'intera famiglia, sposa e consuocero in primo luogo, in una fitta trama di amicizie e complicità,ad avere scelto il potere e a gestirlo nei modi più disinvolti e disdicevoli. Ci descrivono la signora Mastella come la tipica gentildonna del Sud che offre sempre un dono signorile e di prezzo agli ospiti che si congedano. Da Salvemini a Dorso, da Croce a Fortunato tutti trassero l'amara conclusione che le classi politiche meridionali non sapessero distinguere tra interesse pubblico e interesse privato e che la "questione morale" che continuamente riemerge sia una costante del paese in generale ma che specialmente sia al Sud che il "familismo" prevale sull'interesse generale e sulla corretta amministrazione. Alla fine dell'800 la commissione parlamentare Saredo portò allo scioglimento di quasi tutti comuni campani per collusione manifesta con la camorra. Il modello meridionale delle connivenze malavitose si esportò anche al Nord, che non poteva non esserne contaminato, ed esattamente un secolo dopo esplose Tangentopoli. Ma fu qualcosa che non s'era mai visto e che non rientrava nei metodi della politica settentrionale le cui élite migliori provenienti dalle professioni e dall'industria ricordavano l'equa e onesta amministrazione asburgica. Francesco Nitti, politico onesto e coraggioso,scrisse che la classe politica meridionale dopo il 1876,avvento della Sinistra storica al potere, non fu mai un partito, fu l'insieme di tutti gli appetiti, lo sfogo di tutti i malcontenti. Con la "meridionalizzazione" del paese alla fine dell'Ottocento, la lenta ma onesta burocrazia piemontese dovette cedere il passo all'affluenza dei "paglietti": e se fossero "paglietti", esclamava Giovanni Ansaldo in una lettera a Giustino Fortunato, "Il guaio è che spesso sono scauzoni". Non solo, come oggi, i politici del Sud prevalevano sul numero dei settentrionali; ma nella burocrazia, nell'esercito, nella scuola essi sostituirono le vecchie generazioni piemontesi. Benedetto Croce ammetteva che si era scesi di grado in confronto alla burocrazia piemontese (e anche in confronto alla qualità della classe politica settentrionale), ma si era saliti al confronto di quella borbonica e papalina. Magra soddisfazione. L'altra sera in una trasmissione televisiva, discutendo a caldo degli avvenimenti campani, un giornalista di Repubblica, nell'intento di difendere l'onorabilità del Sud, diceva all'ex ministro Roberto Castelli che Tangentopoli fu interamente un fenomeno settentrionale. di Romano Bracalini (L'Opinione.it) del 18-01-2008 |



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